Responsabilità delle banche nel codice della crisi d’impresa
Nel cuore del tessuto economico italiano, le banche svolgono un ruolo strategico non solo come erogatrici di credito, ma come guardiani silenziosi della stabilità finanziaria delle imprese. Con l’entrata in vigore del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.lgs. 14/2019), questo ruolo si è evoluto in modo sostanziale, attribuendo agli istituti bancari nuove responsabilità, obblighi di vigilanza e doveri di collaborazione.
In un contesto normativo che punta sulla prevenzione e sulla gestione tempestiva della crisi, le banche non possono più permettersi di agire come soggetti passivi. Sono ora chiamate ad adottare comportamenti proattivi, trasparenti e coerenti, pena il rischio di essere coinvolte direttamente nei processi di crisi o, peggio, di fallimento delle imprese clienti.
Questo articolo approfondisce i principali obblighi delle banche, analizzando le ricadute operative, i riferimenti normativi, i rischi legali e le best practices per affrontare con consapevolezza la nuova realtà giuridico-economica.
Il codice della crisi d’impresa: contesto e finalità
Dalla legge fallimentare al nuovo codice: cosa è cambiato
Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, entrato in vigore in via definitiva nel luglio 2022 dopo diverse proroghe, rappresenta una svolta epocale rispetto alla storica Legge Fallimentare del 1942. Il legislatore ha voluto abbandonare una visione punitiva della crisi per introdurre una cultura della prevenzione e dell’anticipazione, ispirandosi al diritto dell’Unione Europea.
Tra le innovazioni più rilevanti, si segnalano:
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Il superamento del termine “fallimento”, sostituito con “liquidazione giudiziale”;
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L’introduzione di indicatori della crisi e strumenti di allerta precoce;
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L’istituzione dell’OCRI (Organismo di Composizione della Crisi);
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Maggiore responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti nel ciclo economico.
Gli obiettivi del legislatore: prevenzione, emersione precoce, responsabilizzazione
L’obiettivo chiave è promuovere una gestione sana e consapevole dell’impresa, responsabilizzando non solo gli imprenditori ma anche i creditori qualificati, tra cui spiccano gli istituti bancari. Le banche, per il loro accesso privilegiato alle informazioni economico-finanziarie delle imprese, sono in posizione ideale per:
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Cogliere segnali premonitori della crisi;
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Collaborare con l’imprenditore in fase di ristrutturazione;
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Evitare comportamenti che possano aggravare l’insolvenza.
Il ruolo delle banche nel contesto della crisi
Analisi del rapporto banca-impresa in fase di difficoltà economica
Le banche sono, spesso, le prime a percepire le difficoltà economiche di un’impresa: ritardi nei pagamenti, richieste di proroga, sconfinamenti di conto corrente, variazioni nei rating. Questi elementi devono essere letti come segnali d’allarme, non ignorati o gestiti solo formalmente.
Un comportamento negligente può tradursi in gravi responsabilità per l’istituto di credito, soprattutto se questi segnali sono accompagnati dalla concessione reiterata o immotivata di nuovo credito.
Posizione privilegiata e poteri informativi dell’istituto di credito
Grazie al continuo scambio informativo con le imprese clienti e al sistema della Centrale Rischi di Banca d’Italia, le banche dispongono di strumenti di analisi avanzati per monitorare l’andamento finanziario. Questo potere informativo comporta un dovere di attivazione tempestiva nei casi di squilibrio economico, pena il rischio di configurare una responsabilità per comportamento abusivo o omissivo.
Obblighi e responsabilità delle banche secondo il Codice
Obbligo di segnalazione alla Centrale Rischi e all’OCRI
Secondo l’art. 14 del Codice, i creditori pubblici qualificati (Agenzia delle Entrate, INPS, Agenzia delle Entrate-Riscossione) sono tenuti a segnalare tempestivamente situazioni di crisi. Anche se le banche non rientrano formalmente tra questi soggetti, è auspicabile un comportamento analogo da parte loro, in un’ottica di responsabilità sistemica.
L’omessa comunicazione o la mancata collaborazione con gli organi della crisi potrebbe essere valutata negativamente in caso di contenzioso o responsabilità da concorso.
Comportamenti abusivi e concessione colposa del credito
La concessione abusiva del credito è una delle ipotesi più gravi che possono coinvolgere le banche. Si ha quando un istituto di credito:
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Concede finanziamenti in modo imprudente;
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Ignora deliberatamente segnali evidenti di insolvenza;
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Rinnova linee di credito senza modificare condizioni o senza adeguate garanzie.
In questi casi, la banca può essere ritenuta corresponsabile del dissesto, con conseguente responsabilità civile per danni verso i creditori terzi e verso la massa fallimentare.
Responsabilità da concorso nella ritardata emersione della crisi
La giurisprudenza più recente ha riconosciuto che la mancata attivazione da parte della banca, a fronte di una situazione di crisi nota o facilmente conoscibile, può configurare un concorso colposo nella ritardata emersione. Questo comporta potenziali richieste risarcitorie da parte della procedura concorsuale, ex art. 2043 c.c.
Buone pratiche e strumenti di tutela per gli istituti di credito
Due diligence e monitoraggio continuo
È essenziale adottare modelli di valutazione predittiva delle crisi, implementare strumenti di monitoraggio automatico, e aggiornare costantemente i parametri di alert interni.
Clausole contrattuali e strumenti di rinegoziazione del debito
Le banche dovrebbero inserire nei contratti clausole di revisione automatica in caso di deterioramento dei parametri di bilancio, e promuovere strumenti di ristrutturazione del debito (piani attestati, accordi di ristrutturazione, concordati preventivi) come parte integrante del rapporto fiduciario.
Collaborazione attiva con gli advisor e gli organi della procedura
In presenza di segnali di crisi, è auspicabile una partecipazione attiva ai tavoli negoziali, evitando atteggiamenti dilatori o ostruzionistici che potrebbero ritorcersi contro l’istituto in sede giudiziaria.
Casi giurisprudenziali rilevanti
Giurisprudenza su concessione abusiva del credito
Una delle pronunce più citate è Cass. Civ. n. 7029/2006, che ha riconosciuto la responsabilità della banca per aggravamento del dissesto a causa di erogazione continuativa di credito a un’impresa in evidente stato di decozione.
Sentenze emblematiche sulla responsabilità solidale delle banche
In Cass. Civ. n. 18610/2013, la Suprema Corte ha chiarito che la banca può essere chiamata a rispondere in solido con l’amministratore della società, se dimostrato che era consapevole dello stato di crisi e ha continuato a sostenere l’impresa per ragioni di convenienza economica, ignorando il dovere di prudenza.
Implicazioni operative per il settore bancario
Nuovi protocolli interni e modelli di compliance
Gli istituti di credito sono chiamati a ridefinire i propri modelli organizzativi alla luce del nuovo Codice, con policy interne volte a:
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Rilevare tempestivamente segnali di deterioramento;
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Documentare in modo strutturato le scelte creditizie;
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Introdurre meccanismi decisionali trasparenti e tracciabili.
Formazione del personale bancario e gestione del rischio legale
La formazione continua del personale bancario, in particolare degli addetti all’area crediti e agli NPL, è una leva strategica per limitare il rischio di responsabilità. Investire sulla cultura giuridica e gestionale è oggi una scelta imprescindibile.
FAQ
Le banche possono essere ritenute responsabili del fallimento di un’impresa?
Sì, se dimostrato che hanno contribuito al dissesto con comportamenti negligenti o abusivi, come la concessione colposa del credito.
Cosa succede se una banca non segnala tempestivamente una situazione di crisi?
Potrebbe essere chiamata a rispondere in sede civile per concorso nel ritardo dell’emersione della crisi, con conseguenti risarcimenti.
Quali sono le sanzioni previste per le banche nel Codice della crisi?
Il Codice non prevede sanzioni dirette per le banche, ma la responsabilità può emergere per via giudiziaria, in sede civile o penale, in base ai comportamenti adottati.
Il Codice obbliga le banche a intervenire nei processi di ristrutturazione aziendale?
Non in modo esplicito, ma la collaborazione attiva è fortemente incentivata e può costituire una forma di tutela preventiva.
Conclusione
Nel nuovo scenario delineato dal codice della crisi d’impresa ed d’insolvenza, le banche non sono più solo spettatori ma attori co-responsabili della stabilità del sistema economico. La vigilanza, l’etica creditizia e la collaborazione con gli organi della procedura non sono più opzioni, ma doveri professionali e giuridici.
In un mondo sempre più interconnesso, dove ogni crisi può diventare sistemica, il ruolo delle banche si trasforma in quello di sentinelle della legalità economica. Solo attraverso comportamenti trasparenti, consapevoli e orientati alla prevenzione, gli istituti di credito potranno proteggere sé stessi, le imprese e l’intero mercato.
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